ASSOCIAZIONE - ANNI VERDI - O.N.L.U.S

Centro di Riabilitazione - Ricerca e Assistenza per la Disabilità Fisica e Psichica
e delle Malattie Neurologiche Rare

 
Io non riesco a pensare
il mio cervello non funziona
io non riesco a manovrarlo 
da grande che lavoro farò
Ernesto
NUMERO VERDE AUTISMO
800 721 721

LA STORIA

Fino all'inizio di questo secolo, si riteneva che le persone che presentavano i sintomi che oggi chiamiamo autismo fossero colpite da una forma di psicosi. Il termine autismo fu utilizzato per la prima volta da Bleuler nel 1911 per indicare la perdita di contatto con la realtà di pazienti schizofrenici, e venne ripreso da Kanner nel 1943 per identificare un gruppo di bambini che sembravano particolarmente abitudinari e mostravano uno sviluppo anormale del linguaggio e rifiuto del contatto sociale. Poiché si trattava di bambini che apparentemente non presentavano danni organici, si fece inizialmente l'ipotesi che la responsabilità dell'autismo risiedesse in una precoce difficoltà nel rapporto fra la madre e il bambino. 

Rimland, nel 1965, differenziò l'autismo infantile dalla schizofrenia, e Rutter, nel 1968, descrisse altri sintomi caratteristici di questi bambini, come la difficoltà a guardare negli occhi e a compiere i gesti anticipatori dell'essere presi in braccio. Il quadro sintomatologico si arricchì delle descrizioni cliniche di Bettelheim, Tustin, Wing, Rutter e Schopler, ed infine dei lavori sulla "teoria della mente", con Frith e Baron-Cohen.

Secondo la "teoria della mente", le persone con autismo mostrano una peculiare difficoltà a cogliere ciò che pensa l'interlocutore, a capire come si sente l'altro, e perché agisce in un determinato modo. Di recente è stato possibile comparare le esperienze cliniche con i resoconti di persone colpite da autismo molto dotate intellettivamente, come Grandin, Williams, Van Dalen, Gerland, che hanno posto l'accento sulle difficoltà sensoriali e su altre particolarità dell'elaborazione cognitiva.

TITOLO

Secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, American Psychiatric Association si intende un disturbo pervasivo dello sviluppo, caratterizzato da una compromissione qualitativa, che si manifesta entro il terzo anno di vita, nelle aree dell'interazione sociale, del linguaggio usato nella comunicazione, nel gioco simbolico e di immaginazione. I sintomi, che si presentano in forme piuttosto non omogenee nei diversi bambini, possono manifestarsi fin dalla nascita, oppure con una perdita delle capacità già acquisite, che avviene in genere fra i quindici e i ventiquattro mesi di età. 

L'autismo colpisce in media cinque persone su 10.000, ed è da quattro a cinque volte più frequente nei maschi. Si manifesta in tutti i paesi del mondo, in tutte le culture e nelle famiglie di qualunque livello sociale ed economico. I bambini con autismo possono presentare difficoltà a condividere l'attenzione con l'adulto, e difficoltà nel giocare, in particolare nei giochi in cui bisogna "fare finta", come nell'uso delle marionette. Possono inoltre essere molto attaccati ad alcuni oggetti, impegnarsi in un'attività in maniera insistente, oppure mostrare di non gradire i cambiamenti. Possono anche sembrare infastiditi, o al contrario, essere attirati da particolari stimoli uditivi, visivi e tattili, ad esempio possono essere spaventati da particolari rumori. Alcuni possono rifiutare di essere tenuti in braccio, ed evitare il contatto con coetanei ed adulti; possono presentare paure persistenti, iperattività motoria, reazioni aggressive, disturbi del sonno e dell'alimentazione. 

Il disturbo autistico viene definito "pervasivo" in quanto interessa lo sviluppo dell'intelligenza, l'at-tenzione, la memoria, il linguaggio, l'imitazione, e in generale, l'adattamento all'ambiente. Nelle persone con autismo si osserva spesso un ritardo mentale, che può variare da lieve a grave, associato alle difficoltà nell'immaginazione ed alle particolarità del modo di elaborare le informazioni. Inoltre le abilità che via via vengono acquisite mostrano un profilo irregolare: alcune abilità possono essere apprese alla stessa età degli altri bambini, altre abilità anche molto più tardi. In rari casi, il profilo evolutivo può essere accompagnato da "isole" di abilità eccezionali. 

Molte persone con autismo ripetono con insistenza alcuni gesti, o alcune frasi o parole, e circa la metà delle persone con autismo non impara a parlare. La difficoltà a parlare non è solamente quella di pronunciare parole o formulare frasi, ma consiste nel comprendere le regole e i motivi della comunicazione e dei rapporti sociali, per cui molte persone con autismo possono avere difficoltà a salutare, a sorridere quando gli altri sorridono, ad aspettare il proprio turno, a comprendere gli aspetti non letterali del linguaggio. 

I sintomi dell'autismo si modificano nel corso dell'esistenza, ma in genere permangono per tutta la vita. Nonostante questo, alcune persone con autismo arrivano oggi in alcuni paesi a lavorare ed a vivere in maniera indipendente. La presenza di eloquio comunicativo e di buone capacità intellettive generali influenza positivamente la prognosi.

LA RICERCA MEDICA

L'eziologia dell'autismo non è ancora nota e, contrariamente a quanto si riteneva in passato, oggi c'è accordo sull'origine biologica del problema, si esclude che la responsabilità dell'autismo di un bambino possa essere attribuita al rapporto con la madre oppure all'ambiente familiare, e si ritiene indispensabile un'attenta ricerca eziologica.

L'autismo può essere osservato talvolta in associazione con una patologia neurologica, come l'epilessia, che si sviluppa nel 25% dei casi, o con altre condizioni come anomalie cromosomiche, infezioni congenite, malattie metaboliche, malattie neurocutanee, ma, tranne che in tali situazioni, alle principali indagini diagnostico - strumentali non vengono identificate alterazioni specifiche sempre correlate all'autismo. Ricerche recenti hanno messo in evidenza la presenza di alcune alterazioni cerebrali biologiche o neurologiche. La RMN (risonanza magnetica nucleare) e la PET (tomografia ad emissione di positroni) hanno permesso di evidenziare anomalie in diverse aree cerebrali, incluse il cervelletto, l'amigdala, l'ippocampo, il setto e i corpi mammillari. Alcuni studi suggeriscono che i soggetti con autismo abbiano una alterazione della neurotrasmissione serotoninergica. 

Altri studi ancora, condotti su gruppi familiari, fanno ipotizzare che alcuni fattori genetici possano essere implicati nel disturbo.

Esistono farmaci che possono incidere positivamente su alcuni sintomi associati, come i disturbi del sonno, l'iperattività o la depressione, ma, nonostante i progressi degli ultimi anni, nessuna terapia medica è attualmente in grado di ottenere una remissione totale dei principali sintomi dell'autismo.

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